RICOVIT – Ricerca in corilicoltura e viticoltura

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Ricerca in Corilicoltura e Viticoltura (RICOVIT), finanziata dalla Regione Piemonte.

Sotoprogetto 1 – Corilicoltura

Il focus del progetto è stato quello di rispondere alle esigenze della filiera corilicola piemontese su attività di ricerca innovative e sull’ottenimento di produzioni di qualità a ridoto impatto ambientale, nell’ottica di incrementare la reddittività e l’ecosostenibilità.
Attraverso il confronto diretto e continuo con chi opera sul territorio, Organizzazioni Produttori e Organizzazioni Professionali, sono state individuate le necessità e i fabbisogni che costituiscono le attività del progetto: l’incremento della qualità e della produzione attraverso la valutazione in pieno campo di cloni élite di Tonda Gentile e di nuove varietà di nocciolo per il territorio; la gestione ecosostenibile del corileto tramite l’impiego di portinnesti non polloniferi; la valutazione di sesti di impianto differenti per ottimizzare le performance della cultivar Tonda Gentile; le indagine sulla reale presenza e distribuzione della Cimice asiatica nei noccioleti piemontesi e tecniche sostenibili per il contenimento del fitofago; la pubblicazione di materiale divulgativo per la produzione corilicola sostenibile; lo studio di fattibilità per la creazione di un centro di pre-moltiplicazione materiale corilicolo.

Sottoprogetto 2 – Vitivinicoltura

Difesa ecosostenibile dalle principali avversità
La Flavescenza Dorata è una fitoplasmosi diffusa dall’ insetto vettore Scaphoideus Titanus Ball che oggi rappresenta in Piemonte un grosso problema da fronteggiare.
La lotta alla FD, viene svolta attraverso trattamenti obbligatori fitosanitari mirati al controllo dell’insetto vettore ma il progetto si propone di migliorare la lotta alla FD con l’utilizzo di elicitori biotici di resistenza quali funghi micorrizici e batteri promotori della crescita delle piante. Lo scopo è di verificare, in condizioni di pieno campo, se questo tipo di trattamento delle viti aumenti la resistenza delle barbatelle utilizzate per sostituire le piante malate.
La sperimentazione, iniziata a marzo 2015 prevedeva trecento barbatelle di Dolcetto e fatte crescere in condizioni controllate presso la serra del Dipartimento di Scienze d’Innovazione Tecnologica dell’Università del Piemonte Orientale di Alessandria, 150 di queste sono state poi inoculate con funghi AM e con batteri PGPB, per poi essere impiantate presso il Centro Agrion di Carpeneto e in altre due aziende vitivinicole private.
I risultati rimangono simili all’annata 2019, infatti anche per il 2020 non si nota una differenza significativa tra le piante trattate e non trattate: questo può essere dovuto sia allo scarso effetto di funghi AM e batteri PGPB, sia ad uno scarso attecchimento di questi organismi. Poiché gli effetti positivi sono stati rilevati in molti lavori, sarebbe utile analizzare sotto questo aspetto le barbatelle rimaste nel vigneto. Parimenti, nel 2020 come nel 2019, si mantiene la diversità di comportamento tra i diversi appezzamenti: il tasso di mortalità di Tenuta Cannona e Il Rocco è molto simile, mentre nel vigneto La Piria è minore, anche con una presenza di giovani e adulti di Scaphoideus non molto differente dagli altri due vigneti. Sarebbe interessante anche valutare attentamente questa differenza di vitalità delle barbatelle.

Valutazione Varietà Resistenti
Negli anni scorsi sono state licenziate nuove cultivar di ibridi interspecifici resistenti a peronospora e oidio, frutto del MAB – Marker Assisted Breeding condotto dall’Istituto di genomica Applicata e dall’Università di Udine ed edite da VCR – Vivai Rauscedo.
Nel 2017 è stato realizzato un impianto di 9 di queste cultivar (foto 1 e 2), al fine di valutarne il comportamento nei nostri areali: caratteristiche sanitarie, produttive ed enologiche.
Questi vitigni sono stati creati a partire da varietà internazionali di vite europea incrociate con viti americane dotate di resistenza, e seguenti reincroci con la vite europea, al fine di ottenere una vite il più possibile geneticamente simile al genitore europeo ma mantenendo la resistenza data dal genitore americano, e a Carpeneto sono stati impiantati:

  • 4 a bacca rossa: Cabernet Volos, Sangiovese 72-096, Merlot 31-120, Merlot 31-103;
    • 5 a bacca bianca: Soreli, Fleurtai, Sauvignon Rytos, Sauvignon Nepis, Sauvignon Kretos.

La Regione Piemonte ha manifestato il suo interesse verso questi ibridi resistenti organizzando nel mese di febbraio 2019 un incontro tecnico sulla sperimentazione dei vitigni resistenti ottenuti da incroci, convocando tutti gli enti coinvolti nell’impiantato questi vitigni: e in questa occasione la Regione Piemonte ha affidato il coordinamento di questo gruppo di lavoro alla Fondazione Agrion, che si è quindi occupata di creare un insieme di protocolli al fine di raccogliere dati e rilievi produttivi, fenologici e qualitativi che fossero confrontabili gli uni con gli altri, e per uniformare le vinificazioni per eliminare la variabile dei diversi metodi di lavorazione in cantina.
Dai dati raccolti si è evidenziato negativamente solo il Merlot 31-120, che a causa della scarsa fertilità è stato eliminato dalla prova per la bassa produttività, inadatto ad un impianto produttivo.
Tutti i vini prodotti presentano caratteristiche molto interessanti, sia dal punto di vista analitico, che da quello sensoriale: ad una piccola degustazione infatti (svolta dai tecnici del Centro Agrion a causa della quantità proibitive per un normale panel test di 25-30 degustatori) questi vini non hanno presentato al naso o in bocca sensazioni sgradevoli o particolari che possano richiamare alla memoria il genitore non europeo.
Si può concludere che i risultati del 2020, come quelli del 2019, possono essere considerati molto interessanti, in attesa delle produzioni maggiori e quindi più rappresentative delle prossime annate, e fanno ben sperare per il comportamento definitivo di questi vitigni nell’areale piemontese.

Selezioni di nuovi cloni
Da tempo il comparto vivaistico è chiamato a fornire agli operatori viticoli materiale selezionato di origine clonale. La selezione deve essere attuata secondo precisi protocolli ufficiali che prevedono controlli pluriennali sulle caratteristiche sanitarie (nei confronti dei virus), agronomiche ed enologiche dei cloni in selezione.
Il Dolcetto è molto diffuso in tuto il Piemonte e nel 2013 sono stati scandagliati 10 antichi vigneti di questo vitigno nell’Ovadese, selezionando i cloni che si presumono più promettenti.
Nel 2016 quindi sono stati impiantati 12 cloni, identificati con il nome del vigneto di origine e con il numero del campione prelevato.
Nel 2020 sono stati svolti tutti i rilievi dal punto di vista fenologico e sanitario, ma non è stato possibile procedere alle microvinificazioni a causa degli esigui quantitativi di uve prodotti. Per certe selezioni questo è dovuto ai numeri bassissimi di viti presenti, per altri si spera di avere nel prossimo anno una produzione più consistente.
Le giovani viti non hanno sviluppato sintomi di malattia, nonostante l’annata dal punto di vista climatico fosse favorevole all’insorgere di malattie fungine, soprattutto nei mesi di maggio e giugno, non mostrando quindi particolare sensibilità ad alcuna malattia. Anche dal punto di vista dei giallumi non sono stati rilevati sintomi né di flavescenza né di mal dell’esca.
Confrontando le fenologie con quelle di un Dolcetto classico, il clone CN22, molto diffuso in tuta la nostra Regione, le nuove selezioni non presentano sostanziali differenze a partire dal germogliamento fino ad arrivare alla vendemmia.
I dati analitici alla vendemmia mostrano per tutti i cloni buoni risultati, acidità un po’ bassa e buoni accumuli zuccherini, caratteristica tipica del vitigno dolcetto. Sarà molto interessante confrontarli con i dati dei prossimi anni, sperando che mantengano le caratteristiche positive.
Nei prossimi anni continueremo tutti i rilievi floristici, qualitativi e qualitativi per continuare la caratterizzazione di questi cloni e per valutare quali siano meritevoli di proseguire nell’iter di registrazione nell’elenco dei cloni ammessi all’impianto in regione Piemonte ed essere quindi messi a disposizione di tutti i viticoltori interessati.
Sarà particolarmente interessante procedere anche alla microvinificazione delle uve, magari valutando già quali cloni presentino un numero sufficiente di piante e per quali invece questo è impossibile.